Margherita Hack - Estate 1933
Questa fu la prima domanda che rivolsi anche ad Aldo, quando al giardino pubblico del Bobolino mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perché io "avevo la palla" e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra.
✓ PRIMO INCONTRO
Il mio interesse per la bici e il ciclismo era cominciato molto presto, certamente prima che avessi compiuto dieci anni, perché la domanda di rito che rivolgevo a qualunque nuova persona che incontravo, sia che fosse un ragazzino come me o un amico dei miei era: «Sei per Binda o per Guerra?». Io ero per Binda. Questa fu la prima domanda che rivolsi anche ad Aldo.
Aldo, che aveva tredici anni e aveva finito la seconda media, inventava i giochi e le regole per i tornei a palla a eliminazione. Noi due, che eravamo più grandi, arrivavamo sempre in finale. Un altro gioco appassionante era guardie e ladri, una versione del nascondino. Io e Aldo facevamo sempre i ladri e andavamo sempre d'accordo.
L'estate seguente ero di nuovo al Bobolino, e speravo di ritrovare Aldo e i suoi amici. Ma rividi solo la Betti, che mi disse che Aldo e Athos non stavano più a Firenze, il loro babbo era stato trasferito all'Aquila, in Abruzzo. Quell'anno arrivarono al Bobolino molti altri ragazzi e ragazze, tutti fra i tredici e i sedici anni.
Arrivò il 12 giugno del 1943: una data importante per me: compivo ventun anni. Tornavo a casa e a Porta Romana vidi Aldo che camminava leggendo un libro. Non mi aveva visto e il mio primo impulso fu di far finta di non averlo scorto. Poi pensai: ma se poi mi vede... e lo chiamai. E così cominciammo la nostra storia insieme.
Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme. Da quel primo incontro al Bobolino nel 1933 fino ai novanta anni, Margherita e Aldo rimangono inseparabili, compagni di una straordinaria avventura umana e scientifica.