Margherita Hack - Febbraio 1944
Nome completo: Aldo Caccialupi
Data di nascita: 1930 (circa)
Fratello: Athos Caccialupi
Trasferimenti: Dall'Aquila (1933-1942) → Palermo → Firenze (1943)
Malattie: Tubercolosi (1940-1942), Polmoniti ricorrenti, Allergie
Studi: Iscritto a Lettere all'Università di Firenze
Attività successiva: Accompagnatore di Margherita nelle conferenze scientifiche
Arrivò il 12 giugno del 1943: una data importante per me: compivo ventun anni, era l'età in cui allora si diventava maggiorenni. Tornavo a casa e a Porta Romana vidi Aldo che camminava leggendo un libro. Non mi aveva visto e il mio primo impulso fu di far finta di non averlo scorto. Ormai avevamo tante poche cose in comune che non sapevo mai cosa dire. Poi pensai: ma se poi mi vede... e lo chiamai.
✓ RITROVAMENTO
Lo vedevo qualche volta quando in bicicletta andavo giù per via Romana e lui tornava a casa a piedi. Un giorno mi accompagnò su per il Poggio Imperiale, mi raccontò che era stato molto malato, aveva avuto la tubercolosi ed era stato diversi mesi a Pratolino, dove c'era un famoso sanatorio. Era iscritto a Lettere, ma non aveva frequentato quasi mai, per via della malattia.
Alzò la testa dal volume: mi pare fosse l'Eneide, stava preparando un esame. Forse perché né io né lui in quel momento avevamo qualche amicizia particolare, decidemmo di rivederci il giorno dopo. E così cominciammo la nostra storia insieme, fatta di grandi litigate perché non andavamo d'accordo né sulla religione, né sulla politica, praticamente su nulla. Ma poi pian piano iniziammo a riconoscerci nei bambini di una volta.
Si passeggiava molto a piedi, Aldo non aveva mai posseduto una bicicletta sua; qualche volta prendeva quella del suo babbo, poi sperimentammo anche un modo di andare in due sulla mia, che non aveva la canna e quindi, non ricordo bene come, riuscimmo a sistemarci in modo tale che uno pedalava e l'altro teneva il manubrio, e molti che ci vedevano pensavano che fossimo su un tandem. Malgrado la precarietà del sistema non cascammo mai.
A febbraio del '44 ci eravamo sposati. Io mi vergognavo un po' perché avevo sempre dichiarato la mia contrarietà al matrimonio, che dev'essere un patto fra due persone in cui non deve entrare né lo Stato né la Chiesa, ma faceva piacere ai miei, ai suoi e soprattutto ad Aldo e così mi rassegnai.
✓✓ MATRIMONIO
Lei lo ha sposato (malvolentieri, perché è allergica alle imposizioni esterne, sia dello Stato che della Chiesa) ma questo 'compagno di una vita' non ha mai significato per lei sacrificare alcuna ambizione, anzi: sono andati a vivere dove lei doveva lavorare, è lei che ha condotto le danze e lui (che ancora l'accompagna in giro per conferenze) le è andato dietro. Aldo rappresenta il tipo di compagno ideale che supporta pienamente la carriera scientifica della partner.
Furono i mesi più difficili, fino all'agosto del 1944, quando arrivarono gli alleati. Entrarono a Firenze provenendo da Tavarnuzze. A centinaia la gente era corsa loro incontro applaudendo, era la fine della guerra, o almeno così si sperava. Passarono parecchi mesi in cui seguitai a lavorare all'osservatorio come assistente volontaria, mentre Aldo frequentava assiduamente la casa dello scrittore Giovanni Papini, divenuto quasi completamente cieco, a cui leggeva libri e racconti.
Nel giugno 1947, Vasco Ronchi, ottico di fama internazionale, mi invitò a raggiungerlo a Milano, dove si era trasferito su invito dei fratelli Ducati. Arrivammo a Milano proprio il giorno del mio compleanno, il 12 giugno del '47. Con mia sorpresa, Aldo era stato tanto abile economista da far fruttare i nostri scarsi guadagni abbastanza da poterci comprare due motociclettine Ducati di soli 65 centimetri cubici.
Nel '54 decidemmo di chiedere il trasferimento a Merate, in Brianza, presso l'osservatorio di Brera. Però, per quanto mi piacesse il Ducatino e l'ebbrezza delle corse in moto, Aldo non sopportava il clima umido della Brianza, ed ebbe almeno tre polmoniti una dietro l'altra; inoltre era allergico a un polline particolare di quella zona per cui tutte le primavere stava malissimo. Dopo averne parlato insieme fu costretto a tornare a Firenze, nella nostra vecchia casa.
Questo brutto periodo meratese si concluse nel '64 quando, vinto il concorso per la cattedra di Astronomia all'università di Trieste, ci spostammo nella città giuliana, allora proprio al confine con la Iugoslavia di Tito, e forse l'aria di mare, i boschi del Carso e il clima asciutto fecero rifiorire Aldo. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme.
Da quel primo incontro al Bobolino nel 1933 fino ai novanta anni, Margherita e Aldo rimangono inseparabili. Nonostante le loro profonde differenze di opinione su religione e politica, la loro unione si rivela indissolubile. Aldo non sacrifica mai le ambizioni scientifiche di Margherita, anzi la supporta incondizionatamente, accompagnandola nelle sue conferenze e nelle sue ricerche. Un matrimonio che sfida le convenzioni sociali e rimane un modello di partnership autentica e rispettosa.